In un incontro empatico e stimolante, l’ex ministra ha raccontato la sua carriera professionale ma anche suggerito consigli e condiviso dubbi. Soddisfatto il dirigente Spagnuolo: «Dobbiamo impedire che i ragazzi si disaffezionino alla politica, perché solo coinvolgendoli si attiveranno per la vita democratica».
«Studiate ed impegnatevi, non per avere il bel voto, ma perché la mediocrità vi rende sudditi. La cultura aiuta ad affrontare le sfide della vita con cognizione e responsabilità». L’ex ministra degli Interni Luciana Lamorgese è tornata all’I.S. “De Caprariis” per un incontro del Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali (PESES), promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e diretto dall’economista Carlo Cottarelli.
L’obiettivo è quello di offrire agli studenti degli Istituti Superiori di tutta Italia la straordinaria opportunità di confrontarsi con protagonisti ed esperti della recente scena politica, economica e culturale italiana su diverse tematiche. L’argomento scelto per questa edizione è stato “L’esperienza professionale degli esperti”, che ha permesso a Lamorgese di raccontare la sua personale carriera e i vari aspetti: i problemi e le gioie, i lati positivi e quelli negativi.
Tanti gli spunti toccati nel corso dell’iniziativa, che hanno trasmesso agli studenti le qualità che servono e le sfide che si incontrano quando si lavora in ruoli centrali del mondo istituzionale: dall’avere sempre a che fare con tante persone differenti al perseguire il bene pubblico («che può anche coincidere con un beneficio particolare, ma che non è mai la somma dei soli interessi privati»), dalla difficoltà della gestione del Paese durante la pandemia alla necessità – in ogni gradino della carriera e ruolo ricoperto – di puntare sempre alla massima partecipazione di tutti gli attori in causa.
Diverse e centrate le domande dalla platea dei ragazzi, che hanno voluto conoscere il pensiero di Lamorgese sulla sicurezza («necessaria per garantire la libertà»), sull’immigrazione («inutile fare raffronti con le esperienze passate, è un problema complesso che non si risolve con spirito propagandistico. Ma è fondamentale perseguire l’integrazione per far sentire davvero le persone incluse ed evitare di far nascere insofferenze verso il paese che pur le accoglie»), sull’esperienza da studentessa («consiglio a tutti di vivere la quotidianità dell’università, si creano legami speciali»).
Molto apprezzato il momento in cui la dottoressa ha affrontato il discorso dell’essere donna e madre in un ambiente lavorativo decisamente complesso: «Quando ero viceprefetto a Venezia lavoravo anche la domenica mattina o fino a tarda notte, avevo due figli piccoli. Se da un lato ringrazio tantissimo la mia famiglia, senza il cui supporto non sarebbe stato possibile gestire tutto, dall’altro vi dico: insistete e non vi mettete limiti». Non sono mancate esternazioni decisamente emozionanti, come l’ammissione di aver sentito «tremare i polsi quando mi è stata offerta la carica di ministro».
Ormai di casa nella scuola atripaldese, Lamorgese ha concluso augurando il meglio ai presenti, soprattutto ai maturandi dell’anno: «Io credo nei giovani perché rappresentano il futuro della società, e il futuro è il tempo della speranza. Portare avanti discorsi di questo genere serve ad aprire la mente su una visione più ampia di quella che si ha quotidianamente, su problemi più ampi di quelli locali».
Soddisfatto il dirigente, Antonio Spagnuolo, che ritiene fondamentali incontri come questo: «È sempre una grande emozione avere a che fare con persone che possono trasferire una competenza professionale di alto livello, come la dottoressa Lamorgese, che ha amministrato il Viminale in un momento molto delicato della nostra storia recente. È subito entrata in grande empatia con gli studenti, fin dallo scorso anno, e ciò si traduce in un grande interesse da parte loro a partecipare al confronto e ad approfondire. Il confronto con personalità che hanno partecipato attivamente al governo del Paese è fondamentale: in primis perché non devono sentire distanza rispetto alle istituzioni ma, anzi, che queste siano in grado di dialogare con loro che sono i “più piccoli”. Inoltre è una questione di prospettiva: più i ragazzi sentono la vicinanza a chi è espressione del potere istituzionale e più sono portati a partecipare attivamente alla vita politica. Dobbiamo assolutamente tendere, a tutti i livelli, ad evitare questa assurda disaffezione al voto, perché non c’è democrazia se alla fine scelgono in pochi».
«La parola principale della giornata è stata “condivisione” – ha concluso l’organizzatrice e coordinatrice dell’incontro Rita Nigro – Ed è proprio questa la chiave del messaggio che volevamo dare ai ragazzi con momenti come questo: dare più spazio, nelle nostre vite, alla messa in comune delle esperienze, al dialogo e allo scambio. Il tema, in particolare, ha consentito un’apertura molto più sincera e colloquiale che ha permesso ad alcune ragazze di immedesimarsi nelle sensazioni e nei dubbi raccontati. Si è stabilita una connessione profonda con la nostra ospite, spero ci saranno altre occasioni per alimentarla».